Maria Cristina Vernole, imprenditrice

Maria Cristina Vernole, imprenditrice
Maria Cristina Vernole, imprenditrice

Che lavoro fai?
Sono titolare di un piccolo bar con tavola fredda a Milano.

 

 

Necessità, vocazione, occasioni: quanto hanno contato nella scelta del tuo lavoro?
Direi necessità ed occasione. Ero disoccupata da qualche settimana quando ho scoperto che la signora del bar sottocasa aveva intenzione di vendere la sua attività… me ne sono interessata e con assoluta incoscienza mi sono tuffata in quello che oggi, dopo 8 anni di attività , è una grande soddisfazione umana.

 

 

Hai avuto un Maestro/a?
Non uno in particolare, quello che faccio oggi è un mix di apprendimenti rilevati durante la mia esistenza iniziando da casa perché mia madre è una cuoca ( in pensione) e per quanto non abbia mai amato cucinare, crescendo ho scoperto di poter utilizzare la mia creatività anche in cucina.
Ivana, la mia prima titolare in pizzeria (avevo 14 anni), poi Claudio che a 18 anni al piano bar mi ha insegnato a “sgamarmi” con gli stranieri, e ancora Maurizio che mi temeva molto ma da cui ho imparato tanto al mio primo impiego da disegnatrice  (anche se in un altro settore). Daniele…la prima persona che mi ha dimostrato STIMA professionale in un lavoro prettamente maschile quale la disegnatrice tecnica che mi ha reso la donna che sono. Non ultimo il mio compagno , che in 12 anni è stato il mio maestro di vita , colui che giorno per giorno ha cercato di farmi capire come farmi scivolare molte cose di dosso.

 

 

Che strumenti usi per il tuo lavoro?
Sensibilità, comprensione e intelligenza in primis e poi tutti quelli strumenti che mi permettono di trasformare le materie prime alimentari in primi, secondi  panini, insalate etc etc.

 

 

Com’è lo spazio in cui lavori?
Comodo e colorato. Comodo perché quando l’ho progettato ho pensato che la mia tiroidite avrebbe potuto farmi ingrassare oltremodo, pertanto dietro il banco ci si muove comodamente (hanno riso tutte le persone sedute attorno al tavolo di progettazione) e colorato perché sapevo che ci avrei passato gran parte della mia giornata e quindi non volevo annoiarmi. ( da ottobre 2005 allo stesso mese del 2008 ho lavorato dalle 6 alle 21) , sei giorni su sette.

 

 

Hai dei discepoli, allievi, assistenti?
Discepoli, allievi ??? hihihi
Ho una collaboratrice pazzoide e simpatica, a volte superficiale  per i miei gusti…a cui però  voglio un gran bene e l’ho voluta intensamente per dare una svolta all’impostazione del bar.
Ritengo che in sala la mia presenza sia importante perché riesco ad assimilare i gusti dei clienti, le loro problematiche, le loro intolleranze ed allergie e spesso riesco a trovare una soluzione alla loro indecisione .

 

 

Sei indulgente con i tuoi errori?
Non sono molto indulgente , soprattutto con me stessa. Con gli altri un po’ di più ma non troppo. Non mi piace sbagliare soprattutto se l’errore arriva per distrazione, menefreghismo o superficialità.
Accetto l’errore per indisposizione o per caos…fin troppo direi.
Sono puntigliosa e pretendo il massimo…prima di tutti da me stessa.

 

 

Quanto conta il giudizio degli altri nel tuo lavoro?
Anche se a volte sono inevitabili , non amo i giudizi. Preferisco critiche, possibilmente positive , consigli o suggerimenti.
Una volta un cliente che veniva al pomeriggio a tavola fredda chiusa e non trovava quasi mai nulla, mi ha suggerito una tostiera e dei toast sempre pronti da offrire ai clienti che arrivavano ,come lui,  dopo la pausa pranzo tradizionale.
Dal giorno dopo il bar ha avuto tostiera e toast anche al pomeriggio…a volte però finiscono. Non ti nego che i complimenti o meglio gli apprezzamenti su quel che faccio mi lusingano ma quel che conta è che qualcuno si accorga del mio impegno per fare la differenza sulla massa. Questo è un mio grande difetto.
Non amo competere, non amo fare la prima donna, preferisco lavorare dietro le quinte (l’ho fatto tante volte nella mia vita professionale) ma sono una precisa e se per negligenza altrui viene leso il mio lavoro…mi altero un bel po’.
Non sono una che si massifica, mi piace essere quella diversa.
Non temo la mia determinazione, il mio coraggio ma anche le mie paure e non mi nascondo dietro un dito (colpa dei miei genitori che mi hanno responsabilizzata troppo presto).

 

 

In che cosa consiste la creatività nel tuo lavoro?
La creatività inizia al mattino aprendo l’armadio, prosegue nello scrivere la lavagna col menù, poi nel curare l’ordine all’interno del bar. Ritengo che nel caos la mia vena artistica non si trovi bene. Ma all’inizio di questa avventura ho chiesto alle mie amiche del cuore una mano per rendere lo “SPRITZ” la novità del quartiere. Così Roberta mi ha disegnato l’insegna, Paola e Federica mi hanno suggerito dei piatti e degli ingredienti che tutt’ora sono in menù, Manuela mi ha suggerito di chiamare i tavoli come i Campi di Venezia ( l’ho utilizzata solo all’inizio, non era pratica ma mi piaceva un sacco). Francesca mi ha fatto conoscere germogli di soia, semi di sesamo e girasole che ho nelle mie insalate e Fabio mi ha suggerito il nome “SPRITZ” visto che la mia intenzione era quella di far conoscere lo Spritz alla veneziana ai milanesi.
Inoltre ogni portata impiattata ha un suo perché estetico.

 

 

Cosa c’è sulla tua scrivania in questo momento?
Ti scrivo dalla mia postazione pc a casa e ho davanti un blocco di carta riciclata per appunti, un’agenda e un raccoglitore pieno di cose inutili che devo cestinare o archiviare ma che aspettano da mesi. Ovviamente nulla di importante perché sarebbe già tutto apposto.

©Maria Cristina Codecasa Conti

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{English translation}

What do you do?
I am the owner of a small snack bar in Milan.

Need, vocation, occasions: how much they have been important in the choice of your job?
I would say need and occasion. I was unemployed for a few weeks when I have discovered that the lady in the bar on my doorstep was planning to sell her business … I am interested and with absolute unconsciousness I dived into what today is, after 8 years of business, a great human satisfaction.

Did you have a Mentor?
No one in particular, what I do today is a mix of learning encountered during my life starting from home because my mother is an excellent cook (retired) and, as I never loved to cook, growing up I found I could use my creativity in the kitchen.
Ivana, my first employer (I was 14 years old) in Restaurant-Pizzeria, then Claudio, who when I was 18 years, taught me to “wake up” with foreigners in the piano bar, and then Maurizio, who I feared a lot but from whom I have learned so much in my first employment like designer (although in another sector). Daniel … the first person who showed me professional consideration in a male-dominated work as the technical designer, a work that has made me the woman I am. Last but not least my partner, who in 12 years has been the master of my life, the one who every day tried to make me understand how many things make me slip off.

Which tools do you use for your job?
Sensitivity, understanding and intelligence in the first place and then all those tools that allow me to transform raw materials into food: main courses, sandwiches, salads etc etc..

How is the space in which you work?
Comfortable and colorful. Comfortable because when I designed it I thought that my thyroiditis could make me gain weight extremely, therefore behind the counter we move comfortably (all the people sitting around the table design laughed for that) and colored because I knew that I would have spent most of my day here and then I did not get bored (from october 2005 to the same month in 2008, I worked from 6 to 21, six days a week).

 

Do you have disciples, students, assistants?
Disciples, students??? hihihi
I have a crazy and funny assistant, sometimes quite superficial for my taste … but I love her and I wanted her very hard to make a change to the setting of the bar.
I believe that my presence in the room is important because I can assimilate the tastes of customers, their issues, their intolerances and allergies and often I can find a solution to their indecision.

Are you indulgent with your mistakes?
I am not very indulgent, especially with myself. With the others a little more, but not too much. I do not like to make mistakes especially if the error comes for distraction, carelessness or superficiality.
I accept the error for illness or chaos … I would say too.
I am meticulous and I expect the best … first of all by myself.

How important is the judgement of others in your work?
Although they are sometimes inevitable , I do not like the judgments. I prefer criticism , possibly positive , tips or suggestions.
Once a customer, who came in the afternoon when the snack bar was closed and never found anything , suggested me a toaster and to make toast which are always ready to offer to customers who came, like him, after the traditional lunch break .
From the day after his visit,  the bar had a toaster and toast in the afternoon … but sometimes they end up. I do not deny that compliments or better appreciation of what I do flatter me, but what matters is that someone is aware of my commitment to make a difference on mass. This is one of my biggest flaw .
I do not like to compete , I do not like to be the first woman, I prefer to work behind the scenes ( I’ve done it so many times in my professional life! ) but I’m a precise and if my work is spoiled by negligence of others … I get upset a lot.
I’m not one who standardizes , I like to be different.
I do not fear my determination , my courage but also my fears and I do not hide myself behind a finger (a guilt of my parents who have make responsible me too soon).

What is the creativity in your work?
Creativity starts in the morning by opening the closet, continues writing the blackboard with the menu, then in order to treat the inside of the bar. I believe that my artistic streak does not feel comfortable in chaos. But at the beginning of this adventure, I asked my best friends a hand to make the “Spritz” the novelty of the district. So Roberta has designed the sign, Paola and Federica have suggested dishes and ingredients that are still on the menu, Manuela suggested me to call the tables as the Campi of Venice (I used only at the beginning , it was not practical but I liked a lot). Francesca introduce me to bean sprouts, sesame seeds and sunflower seeds that I have in my salads and Fabio suggested me the name “Spritz”, because my intention was to know the Venetian Spritz to Milanese.
In addition, each course has its aesthetic reason.

 
What’s on your desk right now?
I am writing from my desk pc at home and I have in front of a block of recycled paper for notes, an agenda and a binder full of useless things that I have to discard or store but they are waiting for months. Obviously nothing important because it would already be alright.

©Maria Cristina Codecasa Conti

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