Audrey Hepburn, actress (1929-1993)

Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio: il cuore.
☆Audrey Hepburn☆

Difficile parlare di una donna come Audrey Hepburn senza rischiare di cadere nella retorica.
La sua immagine iconica è legata a quell’abito nero disegnato da Hubert de Givenchy nel 1961 con cui scende da un taxi e, mangiando un croissant e sorseggiando un caffè, osserva le vetrine di Tiffany sulla Quinta Strada nel celebre film di Blake Edwards.
Audrey Hepburn è stata indubbiamente una donna di grande bellezza, con una incredibile classe innata, dotata di una naturale eleganza e di indubbio talento (nella sua carriera ha vinto un Oscar nel 1954 per il suo ruolo da protagonista nel film “Vacanze romane”, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, quattro BAFTA, due premi Tony e tre David di Donatello).
Hubert de Givenchy, suo grande amico, diceva che tutte le donne avrebbero voluto assomigliare ad Audrey Hepburn. Sono d’accordo, ma penso che il motivo non fossero solo la sua bellezza o la sua silhouette. E forse alla stessa Audrey Hepburn questa consacrazione iconica sarebbe andata stretta.
Credo che alle donne arrivasse ed arrivi tutt’ora la sua profonda e malinconica sensibilità, dovuta probabilmente anche ad una vita che l’aveva vista affrontare sin da giovane prove difficili (aveva visto e vissuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale), la sua generosità d’animo, il suo avere lottato per non essere solo un’attrice glamorous ma anche una donna a tutto tondo.
Credo sia importante ricordare il lavoro che, dal 1988,  Audrey Hepburn ha svolto in qualità di ambasciatrice dell’UNICEF: a partire da quella data viaggiò instancabilmente in ogni parte del mondo, andando dove si trovavano guerra, fame, malattie, per aiutare bambini in condizioni disperate. Quasi a volere redistribuire quanto aveva ricevuto nella sua vita così ricca ed intensa. Ricordando che: “Il termine Terzo Mondo non mi piace perché siamo tutti parte di un mondo solo. Voglio che la gente sappia che la maggior parte degli esseri umani sta soffrendo.”
Etiopia, Turchia, America del Sud e Centro America, Sudan, Bangladesh, Vietnam, Somalia: sono questi i Paesi dove Audrey Hepburn andò per aiutare i bambini. Lo fece finché ne ebbe le forze, finché non le diagnosticarono il cancro che la fece morire ancora giovane, a 63 anni.
Trovo che le foto di questo ultimo periodo della sua vita siano forse quelle che ci restituiscono davvero quello che era Audrey Hepburn: coraggiosa, forte, generosa, materna nel senso più profondo della parola. Viene da pensare che questa sia stata la luce che l’ha resa una icona intramontabile.
I suoi figli hanno onorato la memoria e l’impegno della loro madre come ambasciatrice dell’UNICEF fondando Il Club degli Amici di Audrey con l’obiettivo di salvare i bambini dalla malnutrizione attraverso una rete di 30 Centri Nutrizionali nella Regione di Lac, in Ciad.
Questo il loro sito:
http://www.unicef.it/web/audrey/

Per capire che cosa ho imparato da Audrey Hepburn citerò le sue stesse parole: “Chi non crede nei miracoli, non è realista.”

©Maria Cristina Codecasa Conti

(english translation in the footer)

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There are journeys that are made with a single luggage: the heart.
☆Audrey Hepburn☆

It is very difficult to speak about a woman like Audrey Hepburn, without risking to falling into rhetoric.
Her iconic image is tied to the famous black dress designed by Hubert de Givenchy in 1961 with wich she descends from a taxi and, eating a croissant and drinking a coffee, watches the shop windows of Tiffany’s on Fifth Avenue in the famous film by Blake Edwards. Audrey Hepburn was definitely a woman of great beauty, with an incredible innate class, with a natural elegance and unquestionable talent (during her career she won an Oscar in 1954 for her starring role in the movie “Vacanze romane”, three Golden Globes, one Emmy, one Grammy Awards, four BAFTAS, three Tony Awards and two David di Donatello).
Hubert de Givenchy, her great friend, said that all women wanted to look like Audrey Hepburn. I agree, but I think that the reason were not only her beauty or her silhouette. And perhaps the same Audrey Hepburn would feel tight this iconic consecration.
I think that her deep and melancholic feelings arrived and still arrives to women, probably also because she engaged difficult tests since she was young (she saw and lived through the horrors of the second world war), her generosity, her struggle to be not just a glamorous actress but also a well-rounded woman.
I believe it is important to remember that, since 1988, Audrey Hepburn played as a UNICEF Goodwill Ambassador: from that date she travelled tirelessly throughout the world, going where they were war, hunger, disease, despair, to help children in desperate conditions. As if she wanted to redistribute what she had received in her life so rich and intense. Recalling us that: “I don’t like the term ‘third world’  because we are all part of the same world. I want that people know that most human beings are suffering. ”
Ethiopia, Turkey, South and Central America, Sudan, Bangladesh, Vietnam, Somalia: these are the countries where Audrey Hepburn went to help the children. She did it until she had the strength, until it was diagnosed the cancer that did she die young, at age 63.
I find that the photos of this last period of her life are perhaps those who really represent what Audrey Hepburn was: brave, strong, generous, maternal in the deepest sense of the word. I think that this was the light that made Audrey Hepburn a timeless icon.
Her sons have honored the memory and commitment of their mother as a UNICEF Goodwill Ambassador founding the Club of Friends of Audrey with the goal of saving children from malnutrition through a network of 30 Nutritional Centres in the region of Lac, in Chad.
This is their website:
http://www.unicef.it/web/audrey/

To understand what I learned from Audrey Hepburn, I will mention her own words: “Who does not believe in miracles, is not a realist.”

©Maria Cristina Codecasa Conti

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