Käthe Kollwitz, Artista (1867-1945)

(English translation in the footer)

Käthe Kollwitz o la consuetudine del dolore. Grandissima artista, che ha saputo raccontare attraverso le sue opere (sculture, disegni, litografie) l’epifania del Dolore: le ingiustizie sociali, la guerra, la morte. Quello che ai miei occhi la rende diversa da tutti coloro che tentano di raccontare il Dolore attraverso le immagini è la sua totale assenza di retorica, di ridondanza, di auto-referenzialità – e naturalmente la sua potenza.

Donna, madre, moglie oltre che Artista, lontano quindi dal clichè pubblicitario dell’artista ribelle, solitario, dannato, Käthe Kollwitz ci ricorda l’aspetto mostruosamente domestico della sofferenza, la sua ineluttabile quotidianità. Racconta l’amore materno con la consapevolezza di chi sa che questo non può sopperire alla mancanza di cibo, alla furia della guerra (uno dei suoi figli morì come soldato durante la Prima Guerra Mondiale), alla mancanza di un tetto sopra la testa.

Käthe Kollwitz insegna la circolarità del processo creativo che attinge a piene mani dalla vita, non si aliena da essa, non la giudica, non la imbelletta – ce la restituisce nella sua essenza più cruda e ci costringe a guardare. Non si può rimanere indifferenti davanti alle opere di Käthe Kollwitz, così come lei ci ha insegnato a non restare indifferenti di fronte alla sofferenza ed alle ingiustizie sociali.

Se siete a Berlino o avete intenzione di andarci, andate a vedere il Museo di Käthe Kollwitz: Käthe Kollwitz Museum Berlin, Fasanenstrasse 24, 10719 Berlin (Charlottenburg)

 

 

Käthe Kollwitz or the practice of Pain. A great artist who has been able to tell us through his works (sculptures, drawings, lithographs) the epiphany of Pain: social injustice, war, death. What my eyes makes her different from all those who try to tell the Pain through the images is her total lack of rhetoric, redundancy, self-referentiality – and of course her power. Woman, mother, wife, as well as Artist, so far from the advertising cliché of the artist rebellious, lonely, lost soul, Käthe Kollwitz reminds us of the monstrous domestic aspect of the suffering, wich is inevitable daily.

She tells the maternal love with the knowledge of those who know that it can not compensate for the lack of food, for the fury of the war (one of her sons died as a soldier during the First World War), for the lack of a roof over the head. Käthe Kollwitz teaches the circularity of the creative process that draws profusely from life, that does not alienated from it, that does not judge, that does not make up it – that returns it in its most raw and forces us to look at.

We can not remain indifferent to the works of Käthe Kollwitz, the same way she taught us not to remain indifferent to the suffering and social injustice.

 

If you are in Berlin or you are going to go there, visit the Museum of Käthe Kollwitz: Käthe Kollwitz Museum Berlin, Fasanenstrasse 24, 10719 Berlin (Charlottenburg).

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