Francesca Serena Buzzetti, restauratrice

Che lavoro fai?

Sono una restauratrice prevalentemente di dipinti, ma anche di cornici e di materiale cartaceo.

Necessità, vocazione, occasioni: quanto hanno contato nella scelta del tuo lavoro?

La necessità direi di no. È stato un po’ un caso, quello si, nel senso che non avevo le idee molto chiare, sapevo che esisteva questo lavoro, poi una mia amica mi ha parlato di una scuola di restauro della quale io non ero a conoscenza e lì mi sono illuminata. Ho detto “Caspita perché non ci ho pensato prima? Voglio andare a conoscere questa scuola!”. Da lì ho cominciato. Mi sono iscritta ed è andato tutto molto bene.

Hai avuto un Maestro/a?

Si più di uno, però uno in particolare che ricordo con molto affetto, un restauratore romano che mi ha insegnato a livello pratico tantissime cose.

Che strumenti usi per il tuo lavoro?

Tanti perché i lavori possono essere molto diversi, anche in base alle fasi di lavoro. Per la pulitura di un quadro uso una pinzetta. Molti attrezzi sono quelli dei medici o comunque si usano in ospedale: per la pulitura uso  la pinzetta con del cotone che si immerge nel solvente oppure un pennello che si usa quando si fa la pulitura non con un solvente liquido ma con un gel. Il bisturi si usa in tantissime occasioni. Dal dentista abbiamo addirittura preso in prestito lo specillo per lavorare sul retro delle tele per fare delle suture del tessuto. Alcuni attrezzi sono nati con il restauro e sono per esempio il termocauterio che è un piccolo ferrettino che si usa per fare lavori molto puntuali. È come se fosse una spatolina che si riscalda controllando la temperatura in base ai vari interventi. Si usano materiali naturali: resine naturali, gesso, colle animali. Oppure materiali sintetici che da alcuni anni sono molto vari. Spesso si è a contatto con materiali tossici quindi si deve usare la mascherina per non inalare queste sostanze. Quando si arriva alla fase del ritocco pittorico si usano pennelli e colori particolari, alcuni usano le polveri, se no ci sono dei tubetti di colte cosiddetti a vernice che imitano l’olio ma asciugano molto più velocemente altrimenti il ritocco sarebbe lunghissimo. Il gesso viene usato per fare la stuccatura prima del ritocco. Gli acquerelli e le tempere vengono usati per fare le basi sopra il gesso bianco in modo da arrivare il più velocemente possibile al colore finale. Alcuni attrezzi si prendono in prestito da altri lavori, come i coltelli o i rasoi che venivano usati una volta per fare la barba vengono riadattati: sono un po’ più grossolani del bisturi e vengono usati per pulire il retro delle tele. Si usano quindi molti strumenti, molti moderni e molti “antichi”. Ogni materiale ti costringe ad una manualità diversa.

Com’è lo spazio in cui lavori?

È uno spazio abbastanza grande però pieno, troppo pieno di cose. Non c’è molto spazio “vuoto”. Nè sulle pareti, dove ci sono molte cose appese, nè sui tavoli, nè purtroppo per terra: appoggiate ai muri ci sono cornici, ci sono piccoli piani di lavoro perché servono un po’ di tutte le misure, non solo di legno ma anche di plexiglas e di vetro. Servono insomma un sacco di cose che poi si accumulano.

Hai dei discepoli, allievi, assistenti?

Negli anni dal mio studio sono passate tante persone. Inizialmente erano persone che venivano da me per imparare, avevano poca esperienza, un anno o due di scuola e poi venivano mandati dalle scuole a fare una esperienza pratica in laboratorio. Poi ci sono le persone che alla fine ho scelto di fare venire a lavorare con me che oggi come oggi sono quindi più dei collaboratori.

Sei indulgente con i tuoi errori?

Non molto, dipende un po’ dagli errori perché in questo lavoro ne sono ammessi pochi. Ci sono degli errori irreparabili, quando rovini un quadro non puoi tornare indietro, quindi ci vuole moltissima attenzione. Dei piccoli errori sono capitati, una volta sola e poi non si sono mai ripetuti. Ovviamente da questi errori ho imparato. Non sono molto indulgente ma ho fatto in modo che mi potessero servire.

Quanto conta il giudizio degli altri nel tuo lavoro?

Siamo sempre sottoposti al giudizio degli altri perché comunque il cliente ti affida un lavoro e alla fine quando riconsegni un quadro è inevitabile che ti dica mi piace o non mi piace,  come è venuto bene, come è bello, come si  è pulito, oppure non lo riconosco. Ci possono essere anche delle sorprese. Sono abituata. All’inizio mi facevo più influenzare o comunque ero più sensibile a questi giudizi. Poi ho imparato che comunque il cliente va anche un po’ educato, all’inizio gli va sicuramente spiegato il tipo di lavoro che intendiamo fare, il lavoro viene sempre documentato per fasi. Il cliente, che non fa questo lavoro, è difficile che possa capire tutte le fasi che il lavoro comporta e spesso si aspetta delle cose che in realtà non avvengono. Per esempio non è detto che la pulitura debba cambiare e stravolgere completamente il dipinto, anzi. Quindi è molto importante educare il cliente, fare in modo che ti segua, che capisca quale è il tuo lavoro e non lo giudichi in modo negativo. Negli anni con l’esperienza ho imparato che sei tu che devi essere convinto di quello che fai e portare il cliente, attraverso le varie fasi, a comprendere il lavoro che hai fatto e ad accettarlo. Occorre dunque essere sicuri di sè ma anche bravi a fare comprendere tutto questo al proprietario del quadro.

In che cosa consiste la creatività nel tuo lavoro?

Questa è una bella domanda, perché di creatività c’è n’è sicuramente anche se non nel senso dell’estrosità personale. Nel rifare la parte mancante di un quadro non posso farla seguendo la mia “creatività” e quindi facendo quello che voglio, anzi le teorie del restauro come si sa vietano assolutamente che uno possa mettere del suo nel completare la parte mancante di un quadro. Quindi la creatività è un’altra cosa. In base a tutte le conoscenze che si hanno per l’esperienza acquisita in tanti anni, siccome ogni lavoro è a sè, tutto quello che si impara restaurando un quadro o una cornice sviluppa un bagaglio di esperienze notevole, incredibile: la creatività sta nel modo in cui io utilizzo questa esperienza e queste informazioni.  Molto spesso io mi scrivo le cose, come ho risolto un problema, perché i lavoro non sono tutti uguali, ogni quadro è diverso. È vero che ci sono delle casistiche, ma esistono tantissimi fattori diversi che determinano la soluzione del problema. La creatività può dunque consistere nel fare manualmente delle prove, ricordando lavori simili che sono stati fatti, ricercando la soluzione migliore del problema. È un processo che ogni volta si rinnova ed il bello di questo lavoro è anche questo: ogni volta è una nuova sfida. L’altra cosa bella del mio lavoro è che, non lavorando da sola, è fondamentale confrontarsi con gli altri. Quando c’è un nuovo lavoro, un nuovo progetto, ci si mette lì, ci si confronta ed è molto utile che ognuno dica la sua.

Cosa c’è sulla tua scrivania in questo momento?

C’è una scatola di colori, un bisturi, un metro e una stecca di osso, che è uno strumento della vecchia scuola e che viene utilizzato soprattutto per il restauro della carta per distaccare il foglio della carta da altri supporti.

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